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Data Strategy: guida pratica per allineare dati, business e architettura IT

Kirey

  

    Le aziende non hanno mai avuto così tanti dati a disposizione: sistemi gestionali, applicazioni, sensori, piattaforme digitali e interazioni con clienti generano ogni giorno volumi crescenti di informazioni.  

    Nell’ottica di evolvere verso un modello data driven, molte organizzazioni si concentrano sulla capacità di analizzare i dati, investendo in strumenti avanzati per produrre report, dashboard o modelli predittivi. Questo approccio è senza dubbio positivo, ma c’è il rischio di accumulare insight che restano poi confinati nei sistemi o nella conoscenza dei singoli team, senza incidere realmente sui processi o sulla crescita dell’azienda.

    Per superare questo inconveniente, è fondamentale partire da una data strategy e far sì che sia allineata con gli obiettivi di business.

    Key Points 

    • Senza una data strategy, grandi volumi di informazioni e strumenti avanzati rischiano di non incidere su processi e risultati di business. 

    • L’allineamento con gli obiettivi di business è decisivo: una data strategy efficace parte dalle priorità dell’organizzazione, definisce KPI e risultati attesi e coinvolge le funzioni operative.
    • La strategia si concretizza anche attraverso l’evoluzione dell’architettura dati: molte aziende stanno adottando soluzioni più flessibili come data lake, lakehouse e data fabric.

    Cos’è una data strategy e come svilupparne una efficace  

    Una data strategy è un framework di alto livello che definisce come i dati debbano essere utilizzati per supportare gli obiettivi strategici e operativi dell’organizzazione. Stabilisce priorità, direzione e criteri da seguire per far sì che i dati generino valore concreto e che non si limitino a fornire informazioni più o meno determinanti.

    Differenze tra Data Strategy, Data Management e Data Architecture

    È utile chiarire la differenza rispetto ad altri termini che ricorrono frequentemente nel vocabolario dei data team e del CDO (Chief Data Officer), in particolare data management e data architecture.  

    1. Il data management riguarda l’insieme delle pratiche necessarie a gestire il dato: qualità, integrazione, catalogazione, sicurezza e gestione del ciclo di vita;
    2. La data architecture definisce le strutture e i modelli tecnici che permettono di raccogliere, integrare e rendere disponibili i dati, dalle piattaforme di storage ai modelli di integrazione e di accesso.
    3. La data strategy, come si è visto, si colloca a un livello diverso perché stabilisce come gestire i dati, quali priorità perseguire e a quali risultati ambire.

    In altri termini, management e architettura rappresentano strumenti e capacità operative; la strategia ne definisce la direzione e le finalità.  

    Data Strategy e l’allineamento con gli obiettivi di business  

    L’allineamento con il business distingue una data strategy da un insieme di iniziative sparse sui dati aziendali. Senza questo collegamento, anche architetture avanzate e strumenti sofisticati rischiano di produrre analisi che non incidono sulle decisioni né sui risultati dell’azienda. Diventa così molto complicato riuscire a giustificare gli investimenti al board aziendale.

    Allineare la strategia al business significa partire dalle priorità dell’organizzazione: crescita, nuovi modelli di business (fondati magari sulla valorizzazione del dato), efficienza operativa, riduzione dei rischi, miglioramento della customer experience o sviluppo di nuovi servizi e fonti di ricavi. Dopo aver chiarito questi obiettivi, diventa possibile stabilire quali KPI indichino l’avanzamento effettivo verso di essi, quali dati servano per ottenerli e quali investimenti tecnologici abbiano realmente senso.

    Dal punto di vista operativo, questo allineamento richiede almeno tre passaggi fondamentali.

    1. Il coinvolgimento delle funzioni di business nella definizione delle priorità. Questo perché bisogna evitare che la strategia nasca esclusivamente in ambito IT o che ogni divisione persegua unicamente i propri obiettivi;
    2. Il collegamento di ogni iniziativa a benefici misurabili, come la riduzione dei tempi di processo, l’aumento dei ricavi o la diminuzione dei rischi;
    3. La revisione periodica della strategia, perché il contesto competitivo, normativo e le opportunità offerte dai dati evolvono rapidamente.

    Come sviluppare una data strategy: dall’as-is alla roadmap

    Definire una data strategy non significa partire da un foglio bianco né immaginare subito l’architettura dati ideale. Le aziende più mature adottano in genere processi a più fasi, che aiutano a procedere in modo progressivo e a non trascurare passaggi fondamentali. 

    • Il primo passo consiste nel comprendere con precisione la situazione di partenza: quali dati sono disponibili, dove risiedono, che livello di qualità e accessibilità hanno e quanto sono realmente utili per gli obiettivi che l’azienda si è posta.

    • Contestualmente al primo punto, occorre valutare il livello di maturità dei processi: esistono regole di data governance? I dati sono condivisi tra le diverse aree aziendali oppure restano confinati in silos? Questa fase di assessment serve anche a individuare i principali vincoli, che possono essere tecnologici, organizzativi o culturali.

    • Ora è possibile delineare lo stato futuro desiderato, agganciandolo alle priorità di business di cui si è detto nel capitolo precedente. In questa fase si tratta di definire quali capacità debbano essere sviluppate: per esempio, migliorare l’affidabilità dei dati, rendere più rapido l’accesso alle informazioni oppure supportare iniziative avanzate di automazione.

    • Come in ogni progetto che si rispetti, il passaggio decisivo consiste poi nel tradurre questa visione in una roadmap concreta, che definisca priorità, tempi e risultati attesi. Una roadmap di data strategy non riguarda solo le iniziative tecnologiche, ma copre più dimensioni: l'evoluzione dei processi di governance e responsabilità sui dati, lo sviluppo delle competenze e della cultura data-driven, il miglioramento progressivo della qualità e della disponibilità delle informazioni e, in ultima istanza, l'evoluzione delle piattaforme di supporto.

    Dalla data strategy alla data architecture: come tradurre obiettivi in risultati

    Una volta definita la strategia, chiariti gli obiettivi e individuati sia i KPI che i dati necessari per supportarli, si entra nel mondo tecnologico e ci si domanda: l’architettura dati attuale è sufficiente allo scopo oppure va ripensata?

    In alcune organizzazioni, un data warehouse tradizionale può continuare a svolgere egregiamente il proprio ruolo, soprattutto quando le esigenze principali riguardano reporting strutturato, controllo direzionale e analisi storiche. Tuttavia, sempre più spesso le strategie sui dati richiedono qualcosa di diverso: integrazione di fonti eterogenee (comprese l’IoT, i dati macchina, le informazioni da piattaforme web…), accesso in tempo reale, supporto a modelli predittivi e, soprattutto, capacità di lavorare su volumi di dati non strutturati.

    In molti casi, quindi, l’architettura esistente può diventare un limite, e per questo i team IT si orientano verso strumenti più moderni come i data lake o i data lakehouse, oppure verso paradigmi evoluti come il data fabric, che introduce un livello di integrazione e orchestrazione capace di collegare sistemi diversi senza necessariamente spostare i dati in un unico repository.

    L’evoluzione verso analytics avanzati e AI rende questo passaggio ancora più importante. I progetti di AI, infatti, non richiedono solo capacità di calcolo o strumenti specifici, ma soprattutto dati accessibili, aggiornati, ben governati e integrati tra loro. L’architettura deve essere pensata per gestire pipeline di dati più flessibili, supportare diverse tipologie di dataset e garantire qualità e tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita dell’informazione. Per quanto non esista un’unica architettura “per l’AI”, esistono framework e soluzioni progettate per rendere i dati realmente utilizzabili, ed è questa la condizione che permette all’AI di produrre risultati concreti.

    Con noi, verso la data driven company  

    In Kirey, lavoriamo per favorire l’evoluzione delle organizzazioni verso modelli realmente data driven e AI first, in cui le decisioni e i processi si fondano su dati affidabili e su un’integrazione efficace tra innovazione tecnologica e competenze umane.

    Per questo non ci limitiamo a sviluppare soluzioni. Ci proponiamo come partner a 360 gradi e affianchiamo le aziende nella definizione della strategia di dati, nell’individuazione delle priorità e nella costruzione di roadmap realistiche e sostenibili. Nel mondo dei dati, in particolare, la componente consulenziale è decisiva perché non esistono modelli validi per tutti, e ogni percorso deve partire da una comprensione approfondita del contesto, dei vincoli organizzativi e delle reali opportunità di crescita.

    Contattaci per scoprire come possiamo aiutarti a definire e realizzare una data strategy efficace, costruendo le basi per un’organizzazione realmente 2.0. 

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