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Digitalizzazione della PA: a che punto siamo, le sfide e le opportunità

Kirey

  

    Nel 2026, la digitalizzazione della PA non è un tema di innovazione auspicabile, ma una traiettoria tracciata da norme, investimenti e scadenze precise. Il settore pubblico italiano è infatti ormai entrato nell’era della maturità digitale e l’attenzione si è spostata dalla (sola) digitalizzazione del front-end, ovvero dell'accesso del cittadino ai servizi pubblici, al ripensamento del funzionamento stesso degli enti e dei loro processi, per quanto articolati e regolati siano. 

    Key Points 

    •  La digitalizzazione della PA è un obbligo, non un’opzione: CAD, PNRR, Strategia Cloud Italia e nuove normative europee hanno imposto target, scadenze e requisiti di compliance. 

    •  Cloud, interoperabilità e AI i tre grandi trend della digitalizzazione della PA nel 2026.
    •  La vera sfida è governare la complessità organizzativa e tecnologica: superare la frammentazione, modernizzare sistemi legacy, garantire sicurezza e sovranità digitale.  

    Digitalizzazione della PA, a che punto siamo  

    Il percorso di modernizzazione della PA non nasce oggi. È un processo avviato da oltre vent’anni, accelerato in fasi successive da interventi normativi, piani strategici e programmi di investimento. Se in una prima fase l’obiettivo era introdurre strumenti informatici nei processi esistenti, oggi la sfida è integrare tecnologie e dati in un ecosistema coerente e interoperabile, a beneficio dello Stato, degli operatori economici e dei cittadini.  

    Il contesto normativo, dal CAD al PNRR  

    La trasformazione digitale della PA trova il suo riferimento normativo centrale nel Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), introdotto nel 2005 come primo impianto organico volto a definire diritti digitali, obblighi per le amministrazioni e principi guida per l’innovazione del settore pubblico. Con il CAD, il digitale non viene più considerato un semplice supporto, ma la modalità ordinaria di funzionamento della pubblica amministrazione.

    Nel tempo il Codice è stato più volte aggiornato per accompagnare l’evoluzione tecnologica e normativa europea. Da qui derivano alcuni dei pilastri della digitalizzazione della PA:

    1. L’identità digitale, con l’introduzione di SPID, della Carta d’Identità Elettronica (CIE) e dei sistemi di autenticazione federata;
    2. Firme elettroniche e digitali equiparate alla firma autografa. La firma elettronica è stata rafforzata a livello europeo dal Regolamento eIDAS, che ne ha esteso il riconoscimento e l’efficacia oltre i confini nazionali;
    3. PEC, domicilio digitale e comunicazioni elettroniche certificate;
    4. Conservazione digitale dei documenti, con requisiti normativi precisi circa integrità, autenticità e validità nel tempo;
    5. Principio di progettazione digital first, secondo cui i servizi pubblici devono essere pensati prioritariamente per una fruizione digitale.

    Accanto al CAD si è sviluppato un ecosistema normativo sempre più strutturato. L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha definito linee guida tecniche su interoperabilità, accessibilità, sicurezza e gestione dei dati, mentre il Dipartimento per la Trasformazione Digitale ha promosso la diffusione delle cosiddette piattaforme abilitanti, come SPID, PagoPA, Sistema IT - Wallet e l’app IO, pensate per creare standard comuni tra amministrazioni.

    L’accelerazione decisiva è arrivata con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha trasformato la digitalizzazione in una priorità strategica, stanziando fondi per investimenti mirati alla migrazione verso il cloud, al rafforzamento della cybersecurity, alla diffusione dei servizi digitali e allo sviluppo dell’interoperabilità. Con il PNRR, la digitalizzazione della PA è stata accompagnata da target e scadenze vincolanti, legando l’erogazione dei fondi al raggiungimento di risultati concreti.

    Cloud e AI: l’innovazione che ridefinisce la PA  

    Se il CAD e il PNRR hanno definito il quadro normativo, il cloud rappresenta il principale abilitatore della modernizzazione della PA.

    La svolta è arrivata con la Strategia Cloud Italia, che stabilisce gli indirizzi operativi per la migrazione di dati e servizi pubblici verso ambienti cloud qualificati. Il piano prevede un percorso progressivo che accompagni circa il 75% delle amministrazioni italiane nella migrazione di applicazioni e patrimoni informativi verso infrastrutture cloud sicure, certificate e affidabili.

    Parallelamente, gli enti pubblici stanno esplorando e implementando applicazioni concrete dell’intelligenza artificiale. Le iniziative riguardano principalmente il potenziamento dell’efficienza dei processi tramite automazione, l’analisi dei dati amministrativi, il supporto alle attività decisionali e i sistemi di assistenza digitale ai cittadini. L’adozione dell’AI avviene all’interno di un quadro regolatorio rigoroso, basato sui principi di sicurezza, tracciabilità e supervisione umana, principi oggi rafforzati dal nuovo quadro europeo definito dall’AI Act.

    Le sfide della trasformazione digitale della PA  

    La trasformazione digitale degli enti pubblici non è una questione tecnologica in senso stretto. Le piattaforme esistono, il quadro normativo è definito e le risorse economiche sono state allocate. La vera complessità risiede nella capacità di tradurre questi elementi in cambiamenti concreti, sostenibili e scalabili nel tempo.  

    Superare la frammentazione  

    Il sistema pubblico italiano è composto da amministrazioni centrali, enti locali, agenzie e organismi territoriali con elevati livelli di autonomia. L’esempio emblematico è la sanità, organizzata su base regionale: ogni sistema sanitario ha sviluppato nel tempo piattaforme, processi e modelli suoi, rendendo complessa l’integrazione a livello nazionale. La sfida della digitalizzazione consiste quindi nel costruire modelli capaci di far dialogare realtà diverse garantendo uniformità dei servizi senza annullare le specificità territoriali.  

    Creare una PA realmente interoperabile  

    Uno degli obiettivi più ambiziosi della trasformazione digitale è superare la logica dei silos informativi. L’interoperabilità non rappresenta solo un’evoluzione tecnologica, ma un cambio di paradigma: i dati diventano un’infrastruttura condivisa che consente di semplificare i procedimenti, ridurre gli oneri burocratici e abilitare servizi pubblici sempre più integrati. In questa direzione si inserisce la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), pensata per abilitare lo scambio sicuro e standardizzato delle informazioni tra amministrazioni pubbliche.

    Sicurezza, resilienza e sovranità digitale  

    L’aumento dei servizi digitali e la crescente centralità del dato rendono sicurezza e resilienza strategici per il funzionamento dello Stato. La trasformazione digitale espone infatti gli enti pubblici a nuove superfici di rischio, rendendo necessario integrare la cybersecurity e la cyber resilience fin dalla progettazione delle architetture e dei servizi.

    Emerge poi con forza il tema della sovranità digitale, ovvero la capacità del Paese di mantenere controllo su dati, infrastrutture e tecnologie critiche. Le iniziative avviate negli ultimi anni, dalla Strategia Cloud Italia alla realizzazione del Polo Strategico Nazionale, vanno proprio nella direzione di ridurre la frammentazione e assicurare che dati e servizi strategici siano gestiti all’interno di ecosistemi conformi ai requisiti normativi nazionali ed europei.

    Governare la trasformazione digitale degli enti pubblici: l’approccio Kirey  

    La trasformazione digitale degli enti pubblici è un percorso che richiede visione e gestione della complessità in un contesto in cui sicurezza e conformità normativa non sono negoziabili.

    Kirey affianca le amministrazioni e gli enti pubblici in tutte le fasi della trasformazione, intervenendo in modo coordinato su infrastrutture, applicazioni e processi con un approccio orientato alla sostenibilità e all’evoluzione nel tempo. Gli obiettivi sono: costruire servizi digitali sicuri e scalabili, migliorare l’efficienza operativa attraverso l’automazione e favorire l’integrazione tra sistemi eterogenei. Parallelamente, riserviamo particolare attenzione alla progettazione di esperienze digitali accessibili e realmente efficaci, capaci di rendere i servizi pubblici più semplici da utilizzare per cittadini e imprese.

    Grazie a un approccio integrato che combina competenze tecnologiche, capacità di delivery e profonda conoscenza del contesto normativo, supportiamo gli enti pubblici nel trasformare vincoli regolatori e programmi di investimento in risultati concreti, misurabili e sostenibili nel lungo periodo.

    Contattaci per scoprire come possiamo accompagnare la tua organizzazione nel percorso di trasformazione digitale.

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