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Software testing: come cambia nell’era dell’AI

Kirey

  

    L’intelligenza artificiale non riduce l’importanza del software testing, ma la rafforza. A cambiare è il modo in cui il software viene validato e governato: le applicazioni AI-based introducono infatti nuove complessità che spostano il testing oltre la semplice verifica funzionale, aprendo sfide che meritano di essere analizzate.  

    Cosa cambia nel software testing di applicazioni AI-based   

    Nel software tradizionale, basato su logiche deterministiche, il testing si fonda sull’assunzione che il comportamento del sistema sia prevedibile e ripetibile. A parità di input, il sistema deve produrre lo stesso output, e le diverse dimensioni della qualità del software (funzionalità, performance, sicurezza, UX, accessibilità e affidabilità) possono essere validate rispetto a requisiti e soglie ben definite. La validazione è quindi principalmente binaria: il comportamento è conforme ai requisiti o non lo è.

    Le applicazioni AI-based non ribaltano i principi del software testing tradizionale, ma ne ampliano il perimetro. Anche in presenza di modelli di AI restano valide molte attività consolidate come la verifica del comportamento dell’interfaccia e l’individuazione di difetti funzionali (bug) e di integrazione, ma il comportamento del software non è più totalmente prevedibile. In altri termini, le decisioni del sistema dipendono da modelli statistici addestrati su dati che possono produrre risultati diversi a parità di input.

    Di conseguenza, il software testing deve anche valutare se il comportamento dell’applicazione rientra in soglie di accettabilità coerenti con il contesto di utilizzo: accuratezza delle risposte, coerenza tra output simili, stabilità del comportamento nel tempo e allineamento costante con gli obiettivi di business.

    Perché l’AI testing non può sottostare a regole rigide  

    Il testing delle applicazioni basate su AI non può essere codificato in modo rigido, perché non esiste un solo tipo di AI né una finalità univoca. I modelli introducono livelli differenti di prevedibilità, autonomia e rischio, e richiedono quindi approcci di validazione specifici. A livello tecnologico, due categorie rappresentative sono il machine learning e l’AI generativa. 

    1. Machine Learning
      Se l’applicazione utilizza algoritmi di machine learning (es, sistemi antifrode), il testing parte dalla valutazione di metriche consolidate come precisione, accuratezza e F1 score, ma va testata anche la capacità del modello di lavorare su dati nuovi evitando l’overfitting – che si verifica quando il modello funziona bene solo sui dati di addestramento – e l’underfitting, quando invece è troppo semplice per cogliere la complessità del problema.
    2. GenAI e AI agentica
      Con l’AI generativa e agentica, la complessità aumenta perché la validazione dell’output non può basarsi su un confronto diretto con un risultato atteso univoco e formalizzabile. A fronte dello stesso input, infatti, il sistema può produrre risposte diverse, tutte potenzialmente corrette sul piano informativo, ma non necessariamente equivalenti in termini di qualità, pertinenza o adeguatezza al contesto. Esistono metriche automatiche che aiutano a confrontare gli output con riferimenti noti, ma il coinvolgimento umano (HITL, Human in the Loop) diventa centrale.

    Quando poi il sistema combina logiche deterministiche e modelli probabilistici in un’unica architettura (fenomeno tipico dell’AI agentica) il testing si complica ulteriormente, perché occorre verificare la qualità dei singoli nodi dell’architettura agentica e l’interazione tra di loro.

    Testing di sistemi AI-based: metodologia in 5 fasi  

    Nell’era dell’AI non esiste quindi un metodo di validazione che vada bene in tutti i casi. Le applicazioni introducono variabili legate ai dati, al contesto e al comportamento dei modelli, rendendo inefficaci i tentativi di codificare il testing in modo rigido.

    L’approccio corretto è dunque strategico: bisogna capire che sistema si ha di fronte, quali decisioni prende, con quale livello di autonomia e quali rischi introduce, da cui dipende la scelta delle metodologie di validazione più adatte, che possono anche coesistere nello stesso progetto.

    Validazione del dato  

    Il primo passo è solitamente la data validation, ovvero la verifica della qualità, della coerenza e dell'imparzialità dei dataset. Identificare bias statistici o anomalie nei dati di addestramento è la prima difesa contro risultati futuri distorti o discriminatori.  

    Verifica della robustezza del modello 

    Una volta garantita la qualità del dato, l'attenzione si sposta sulla validazione del modello (model testing). Qui, oltre alle fondamentali metriche di accuratezza e precisione, è essenziale testare anche la sua robustezza, ovvero la capacità del modello di fornire risposte attendibili anche a fronte di input degradati o rumorosi.

    Per fare qualche esempio, i cosiddetti invariance test controllano che piccole perturbazioni irrilevanti non cambino le predizioni del modello, mentre altri test verificano che il modello abbia imparato le relazioni giuste dalle interazioni passate. In un sistema di credit scoring, per esempio, a parità di altri fattori aumentare il reddito dovrebbe migliorare lo score; se questo non succede, qualcosa non va nella logica appresa dal modello.

    Accanto a ciò, trovano spazio pratiche di testing più avanzate, come l’analisi dei bias presenti nelle risposte e metodologie di red teaming, che adottano un approccio avverso per far emergere vulnerabilità logiche e comportamenti inattesi.

    Integrazione sistemica e sicurezza   

    La fase di system & integration testing si occupa di verificare come il modello si integra nell'architettura complessiva dell’applicazione. Questo include il monitoraggio delle latenze delle API e la verifica che gli output del modello siano correttamente interpretati dalle interfacce utente. In questa fase emerge anche l'importanza della sicurezza: testare un'applicazione AI significa proteggerla da minacce specifiche, come il prompt injection o il data poisoning.  

    Fattore umano e validazione dinamica  

    L'ultima frontiera del testing è quella esperienziale, definita spesso come Human-in-the-loop. Data la natura non deterministica dell'AI, il giudizio umano rimane insostituibile per valutare la pertinenza contestuale e l'etica delle risposte.

    Infine, il testing non si chiude con il rilascio: attraverso cicli di feedback continui e monitoraggio in tempo reale, il sistema viene costantemente affinato basandosi sull'uso reale, trasformando il testing in un processo vivo e iterativo.

    Il nostro approccio: qualità, testing e AI per soluzioni di valore  

    Nell’accompagnare le aziende nei percorsi di trasformazione digitale, partiamo da una certezza: il valore dell’innovazione dipende dalla capacità di generare risultati concreti anche quando le soluzioni non sono governate da logiche strettamente deterministiche.

    Per questo, alle competenze di sviluppo software e di gestione dell’intero ciclo di vita applicativo, nel quale il testing ha un ruolo centrale, affianchiamo una solida capacità di progettazione e realizzazione di soluzioni AI-based orientate a casi d’uso concreti. In questi progetti, combiniamo competenze di data science, ingegneria del software e governance applicativa per costruire soluzioni che offrono benefici misurabili e sostenibili nel tempo.

    Contattaci per scoprire come possiamo affiancarti nel percorso di evoluzione verso un’azienda sempre più data-centric.

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